• 31
    mag
    2015
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Cronaca di una morte annunciata su Facebook

Federico cerutti facebook

Federico Cerutti, ventisettenne di Vigevano, si è tolto la vita, impiccandosi, nella tarda serata del 30 maggio. Prima di accomiatarsi dalla vita il giovane ha lasciato sulla propria bacheca di facebook un tormentato messaggio d’addio, in cui si legge tutto il disagio tipico di un individuo consapevole eppure irrisolto, circondato da molte persone, eppure profondamente solo.

La società dell’informazione ci sommerge, secondo per secondo, di comunicati, annunci e news di ogni sorta, fino a farci perdere il senso delle cose, rischiando di paralizzare, per certi versi, le nostre capacità di discernimento. Eppure ci sono notizie che riescono ad uscire dal magma indistinto dalle quali provengono, colpendoci come uno schiaffo in pieno viso, come una folata di vento siberiano. E’ solo in questa particolare circostanza che ci si sofferma finalmente a leggerle con attenzione e a decostruirle, per poi tentare di dare loro un senso. Insomma, per una volta, non le si scorre in maniera distratta, scivolando con il cursore verso il basso.

Questo mi è capitato leggendo sul web la storia di Federico Cerutti. Questo giovane e brillante ricercatore dell’Università di Pavia, che, tra l’altro, si era candidato alle elezioni amministrative come consigliere presso il comune di Vigevano, ha annunciato la propria volontà di farla finita pubblicando un lungo messaggio su Facebook, in cui ha inteso condividere con parenti, amici, conoscenti ed estranei (il post era pubblico) il proprio malessere interiore, il proprio turbamento, la propria profonda solitudine. E’ questo, in fondo che sconcerta, anche l’amaro congedo dalla vita, passa per il web, per i social network, sotto gli occhi curiosi e talora morbosi  di internauti annoiati. Persino l’intimità della morte, in altri termini, pare che debba necessariamente arrendersi al potere della socialità digitale, piegandosi inesorabilmente al suo volere. Nel suo post di commiato Federico dichiara di sentirsi solo persino in compagnia, e, probabilmente, proprio in virtù di questo suo lacerante senso di solitudine, anche quando era circondato da persone, ha voluto affidare a facebook, suprema piazza digitale, il suo doloroso messaggio. Il luogo in cui, lo ipotizziamo, si sentiva, forse, più solo che altrove.

Al di là dei fattori psicopatologici e sociali che stanno dietro all’atto suicidario, certo è che, in un’epoca in cui tutto passa per il web (da un’ecografia ostetrica alla preparazione della pastella coi fiori di zucca) mi impressiona l’idea che anche la morte, per quanto volontaria, possa essere cliccata, commentata, condivisa, linkata. Esiste ancora un confine che separi sfera privata e sfera sociale? E se non esiste qual è il prossimo aspetto della nostra esistenza che sarà fagocitato dai social network?

La solidarietà

Eppure va rilevata una nota positiva in questo dramma della solitudine: nei commenti al messaggio del povero Federico tante persone si sono adoperate per allertare i familiari e per tentare di distoglierlo dal folle gesto. Si è innescato, insomma, un incredibile meccanismo di solidarietà digitale (tanto simile per certi versi a quello presente nella “comunità” descritta dal sociologo Ferdinand Tönnies) che restituisce alla rete e ai rapporti virtuali una sorta di umanità.

Desidero concludere citando le ultime parole lasciate sul proprio profilo da Federico, in cui scrive: “…sono consapevole che questo gesto sia una scelta codarda ed egoistica, da debole, ma non ho più voglia di affrontare questa realtà. Non piangete, non ne vale la pena. Vi ho amato, anche se a modo mio”. Al di la del mezzo scelto e delle possibili considerazioni di natura sociologica, resta l’immenso vuoto che trapela dal suo addio e che ferisce ogni cuore sensibile.

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