La cerimonia del tè

cerimonia del tè

Vagando per la rete numerose ore al giorno, è inevitabile ritrovarsi a confronto con culture e tradizioni estranee e affascinanti, che catturano il nostro interesse e stimolano la riflessione. Oggi mi sono casualmente imbattuta in una suggestiva tradizione giapponese: la cerimonia del tè. Ma prima di analizzarla nel dettaglio, è bene fare una piccola premessa sul rapporto tra il tè e la filosofia zen.

La tradizione giapponese che resiste

Nel paese del sol levante, malgrado il lifestyle sia in continua evoluzione e sempre al passo con le ultime tecnologie e con il “mood” camaleontico delle nuove generazioni, una buona parte della popolazione resta tutt’oggi saldamente ancorata alle proprie tradizioni. Basti pensare all’importanza rivestita dal  Cha-no-yu (letteralmente acqua calda per il tè), che indica la nota cerimonia del tè. Essa trae le sue origini in Cina ma è stata ampiamente personalizzata e perfezionata dal popolo giapponese.

Lungi dall’essere considerata come il mero consumo di una bevanda, la cerimonia del tè ha, in realtà, una duplice valenza: da una parte essa mira a celebrare la condivisione e la socialità e, dall’altra, ha una forte caratterizzazione spirituale, tant’è vero che la filosofia zen considera il Cha-no-yu un’arte vera e propria, alla stregua della letteratura, della pittura e della calligrafia. Un noto aforisma, non a caso, recita così: “Tè e zen un unico sapore“. Si tratta, dunque, di un rituale dai connotati ieratici, i cui partecipanti desiderano, attraverso un percorso interiore, andare alla ricerca del proprio vero sé.  Innanzitutto va detto che la cerimonia ha luogo nella cha shitsu, ovvero la stanza del tè, che può essere ubicata sia in un’abitazione che in un apposito padiglione all’interno del giardino. In ogni caso la cha shitsu deve essere assolutamente sobria e spartana, al fine di favorire la meditazione spirituale. Ricordiamo, infatti, che la filosofia zen predilige uno stile architettonico essenziale che possa fungere da veicolo di bellezza spirituale e di armonia.

Le regole della cerimonia

La cerimonia del tè prevede delle regole ben precise: esse furono codificate nel sedicesimo secolo dal monaco buddhista Sen no Rikyū. Innanzitutto i principi cui deve ispirarsi l’intero rituale sono quattro, ovvero quelli di armonia, purezza, rispetto e serenità.

La regola del roji

Prima di accedere alla stanza del tè bisogna compiere un percorso denominato roji (letteralmente sentiero rugiadoso), durante questo cammino gli ospiti si liberano della sporcizia accumulata e si purificano con l’acqua. Prima di entrare infatti nella cha shitsu devono lavarsi le mani in un apposito lavabo posizionato di fronte alla stanza. Una volta fatto il proprio ingresso gli ospiti possono prendere posto sul pavimento composto di  tatami (sorta di tappeti ricavati dal bambù intrecciato), disponendosi in ordine di importanza.

La regola del silenzio

Sia il maestro di cerimonia che gli ospiti devono rispettare la regola aurea del silenzio. Tutti i gesti compiuti, sia dal maestro che dagli invitati, sono sempre eleganti e raffinati, a dimostrazione della pace interiore raggiunta. Il maccha (ovvero il tè verde in polvere) viene servito nel chawan (la tazza). Ad ogni ospite, il padrone di casa riserva tre cucchiaini di tè che poi provvederà a diluire con l’acqua calda prelevata da un  bollitore di ferro, servendosi di un apposito mestolo. Anche i gesti degli invitati si ripetono sempre eguali a se stessi:  prendono la tazza con la mano destra e la poggiano sul palmo della sinistra facendola ruotare, al fine di rimirarla e apprezzarne le qualità estetiche (in genere si tratta di tazze decorate fatte a mano).

La fine della cerimonia

Dopo aver sorbito il tè ogni invitato pulisce la propria tazza nel punto in cui ha appoggiato le labbra e, successivamente, la restituisce al padrone di casa che, con un inchino, sancisce la chiusura definitiva della cerimonia.

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