• 15
    feb
    2015
  • Posted by
  • Posted in
    Social Media
  • Discussion
    Nessun commento
  • Tags
    , ,

La generazione triste di Facebook

facebook-compressor

Facciamo fatica ad incontrarci, a conoscere l’altro, a scrutare il mistero di un volto di fronte ai nostri occhi. L’era facebook (o forse siamo già scivolati nella successiva di cui ignoro il nome?) filtra sentimenti e immagini in un folle vortice di banalizzazione.

L’amore è una “situazione sentimentale” da cliccare e rendere visibile a presunti amici e conoscenti, lo stato d’animo è una citazione o un enigmatico pensiero non sense che riceverà (o meno) approvazioni e plausi tramite un mi piace, mentre il bisogno reale di legami sociali e affetto si tramuta in un artificioso (e ahimè malinconico) scambio di foto, frasi, e video demenziali.

Il risultato è che siamo sempre più soli e disabituati ai rapporti reali. La cosiddetta generazione “x” oggi sta svelando la propria incognita, i nostri giovani si presentano come un esercito di fragili creature apparentemente “protette” dallo schermo di un pc.

L’unica ambizione è forse quella della visibilità: se non è possibile (e lo è solo per pochissimi) raggiungere il dorato olimpo della televisione (attraverso un reality, un talent o i salotti del dolore) ci si accontenta di mostrare agli amici del social-network  foto e video che testimoniano pezzi della propria vita (un viaggio, una rimpatriata con gli amici delle medie, un’apparizione sul carro carnevalesco, un concerto) dimenticando il concetto di intimità, ignorando, come non fosse mai esistito, il diritto alla riservatezza.

Si ha la sensazione che si sia spezzato irrimediabilmente qualcosa nelle nostre vite, col rimpianto (nella speranza di non apparire retorici) di aver perso per strada qualcosa di importante, qualcosa che le generazioni precedenti probabilmente hanno avuto la fortuna di provare e il coraggio di vivere. La generazione facebook è cupa, assopita, poco entusiasta, in cerca di un equilibrio che a fatica riesce a trovare.

Al di là delle colpe del singolo sono indubitabili le responsabilità di una società che non tutela i giovani ma li emargina professionalmente, rendendoli sempre più fragili e soli.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

© 2013 - 2017 Bru Writer. All rights reserved.
Host by Web Hosting
Chiedimi ora unPreventivo Gratuito