Uso l’intelligenza artificiale tutti i giorni per farle fare il “lavoro sporco”: per cercare e raccogliere materiale o per fare brainstorming. Per scrivere no, o almeno non la versione definitiva dei miei contenuti.
La ragione è di natura pratica ed è anche una questione di stile. Un testo generato da Ai si riconosce a colpo d’occhio, e chi lo legge se ne accorge anche quando non sa individuare i topos tipici dell’intelligenza artificiale. Il fatto è che sa di dozzinale, di arrangiato. Manca lo spessore, che è poi la cosa per cui un copywriter viene pagato.
Come si riconosce un testo scritto dall’AI
L’incipit-slogan: ce ne accorgiamo sin dall’inizio, il pezzo apre con una frase a effetto che starebbe bene su qualunque argomento, ma che dell’argomento specifico non dice nulla. Si tratta di uno slogan senza forza, scadente,
L’abuso delle oppositive: credo che sia la formula più amata dll’Ai. “Non è solo questo ma è anche quest’altro”. “Non è solo una questione di, ma anche di…” Ormai lo troviamo ovunque, manco fosse un mantra. Questa è proprio la firma dell’intelligenza artificiale! una figura abusata che è diventata quasi un tic.
Le parole ripetute a distanza ravvicinata, come se la ripetizione facesse ritmo da sola. Di solito segnala che il generatore sta tenendo insieme il periodo con quello che ha sottomano.
Poi ci sono il lessico, sempre lo stesso su qualunque tema; una sintassi che procede per elenchi di tre; un ritmo che non accelera e non si ferma mai; e le strategie fisse — la chiusura che riassume quanto già detto, il paragrafo che bilancia ogni affermazione con il suo contrario per evitare di prendere posizione.
Conosco questi stilemi perché lavoro ogni giorno accanto a questi strumenti. Li ho elencati uno per uno in come riconoscere un testo scritto dall’AI.
Cosa dice Google sui contenuti generati
Google non vieta l’uso dell’intelligenza artificiale, e non ha un modo affidabile per stabilire chi ha scritto un testo. Quello che colpisce è un’altra cosa: i contenuti prodotti in quantità per occupare posizioni, senza informazioni di prima mano e senza un motivo per esistere. Le linee guida li chiamano abuso dei contenuti su larga scala, e dal 2024 sono una violazione esplicita delle norme antispam.
La conseguenza pratica per un sito aziendale: pubblicare venti articoli generati in un mese è più rischioso che non pubblicarne nessuno. Un archivio di pagine che si somigliano abbassa il giudizio complessivo del sito e trascina con sé anche le pagine servizio, che sono quelle da cui arrivano i contatti.
Dove uso l’AI e dove no
La divisione è netta e non cambia da un progetto all’altro.
La uso per cercare materiale su un argomento che non conosco, farmi restituire il perimetro di un tema, leggere documenti lunghi e individuare i passaggi che mi servono, confrontare due versioni di una scaletta.
Non la uso per scrivere il testo, nemmeno una bozza da sistemare; per i titoli; per dati, citazioni e fonti, che è l’operazione in cui sbaglia più spesso e in cui l’errore passa più facilmente inosservato.
Una bozza generata e poi riscritta resta una bozza generata: ne conserva l’ordine dei concetti, i nessi deboli e i punti in cui la macchina ha sorvolato. Sistemarla porta via più tempo che scrivere da zero, e il risultato somiglia comunque agli altri testi usciti dallo stesso strumento.
Come lavoro
- Ricerca. Qui l’AI accorcia i tempi: raccoglie materiale e mi fa vedere il perimetro di un argomento che non conosco.
- Verifica incrociata. Ogni dato, nome, data e cifra controllati su fonte diretta. L’AI sbaglia con sicurezza, che è il modo peggiore di sbagliare: senza verifica l’errore arriva al lettore con l’aria di un fatto.
- Scrittura. Mia, dalla prima parola. Nessun testo generato entra nella consegna, nemmeno riscritto.
- Riscrittura. La parte lunga. È qui che un testo prende ritmo, perde il superfluo e comincia a somigliare a qualcuno.
Cosa ottieni
Un testo che non si otterrebbe digitando la stessa richiesta in una chat, e che non somiglia a quello dei tuoi concorrenti: chi genera attinge allo stesso serbatoio di frasi, e alla lunga si somigliano tutti.
Le domande che mi fanno più spesso
I tuoi testi passano i rilevatori di AI?
Sì, ma non è un buon criterio. I rilevatori sbagliano in entrambe le direzioni: segnalano come artificiali anche testi umani scritti in modo piatto, e lasciano passare materiale generato e poi rimaneggiato. Se ti serve una verifica formale te la allego, però il controllo che conta è un altro: leggere il pezzo e vedere se dice qualcosa che altrove non trovi.
Posso mandarti un testo generato da sistemare?
Preferisco riscriverlo. La bozza mi è utile come traccia degli argomenti che vuoi includere e del tono che hai in mente, ma il lavoro parte dalla pagina bianca e il preventivo è quello della scrittura.
Costa meno, visto che l’AI accorcia i tempi?
Sulla ricerca sì, e quel risparmio è già dentro i miei preventivi. Sulla scrittura no: è la parte che richiede tempo ed è quella che stai comprando.
Come faccio a sapere che non l’hai usata?
Dalle tracce che restano nel testo: fonti citate con nome e data, dettagli che si ottengono solo chiedendo a te, una posizione dove serve prenderla. Se preferisci, insieme al testo finale ti mando il materiale di lavoro: appunti, fonti consultate e versioni intermedie.
Se stai valutando a chi affidare i contenuti del tuo sito, scrivimi e ne parliamo.