Prima di decidere cosa scrivere, conviene sapere come stanno lavorando i testi che il sito ha già. L’audit dei contenuti serve a questo: guardo ogni pagina con i dati di Search Console, Analytics e SEOZoom, la leggo, e ti dico cosa farne.

Lo propongo come primo passo, prima del piano editoriale. Un piano costruito su un sito che nessuno ha misurato finisce quasi sempre per aggiungere pagine a un problema che le pagine nuove non risolvono.

Cosa guardo

Search Console mi dice per quali ricerche compare ogni pagina, quante volte viene vista nei risultati, quante volte viene cliccata e in che posizione si trova. È la fonte più affidabile su come Google tratta il sito, e anche su cosa ignora: le pagine che in un anno non hanno raccolto nemmeno un’impressione.

Analytics mi dice cosa succede dopo il clic: se chi arriva legge, se passa ad altre pagine, se compila un modulo o chiede un contatto. Una pagina con molte visite e nessuna richiesta pesa in modo diverso da una con poche visite che portano clienti.

SEOZoom mi serve per guardare fuori dal sito: quanto sono cercate le parole su cui lavori, chi si posiziona al tuo posto, quali argomenti coprono i concorrenti e tu no.

Presi uno per uno, questi strumenti danno risposte parziali. Messi insieme sulla stessa pagina dicono se quella pagina merita il posto che occupa.

Cosa decido, pagina per pagina

Per ogni URL indicizzato arriva una decisione, con la ragione scritta accanto.

  • Tenere la pagina com’è, se risponde bene a una ricerca e porta visite utili.
  • Aggiornarla quando compare nei risultati ma non viene cliccata, o quando i dati che contiene sono superati.
  • Accorparla a un’altra pagina quando due testi rispondono alla stessa domanda e si tolgono visite a vicenda.
  • Ritirarla quando è fuori tema, troppo sottile o superata, con il reindirizzamento giusto perché nessun link finisca su una pagina d’errore.

A queste si aggiunge l’elenco di quello che manca: gli argomenti che il tuo pubblico cerca e su cui oggi il sito non ha niente da dire.

Quello che i numeri non dicono

I dati indicano dove guardare. Poi i testi vanno letti, ed è la parte in cui il mio mestiere pesa di più.

Leggo ogni pagina come la leggerebbe un tuo cliente: se l’apertura dice subito di cosa si parla, se le informazioni sono aggiornate, se le fonti ci sono. Da giornalista ho l’abitudine di verificare un dato prima di scriverlo, e la porto anche nell’audit: numeri superati e fonti sparite li trovi segnalati.

Segnalo i testi sottili, quelli che ripetono un altro articolo dello stesso sito e quelli che hanno i tratti riconoscibili della scrittura generata: le aperture buone per qualsiasi argomento, il lessico di riserva, il ritmo sempre uguale. Google giudica la qualità sul sito intero, e un gruppo di pagine deboli trascina giù anche quelle buone.

Cosa mi serve da te

  • Accesso in lettura a Google Search Console: basta aggiungermi come utente con autorizzazione limitata.
  • Accesso in lettura a Google Analytics, con il ruolo di visualizzatore.
  • Tre o quattro concorrenti che consideri tali, anche se non sono i più grandi del settore: quelli che ti contendono i clienti.
  • Le priorità dell’attività: quali servizi o prodotti vuoi spingere e quali contano meno.

Se Search Console o Analytics non sono attivi, li attiviamo prima di cominciare. L’accesso al pannello del sito non serve: l’audit si fa dall’esterno e non modifica niente. Se poi vuoi che gli interventi li applichi io, ne parliamo a parte.

Cosa ricevi

Un documento con la situazione del sito, la tabella delle decisioni pagina per pagina e l’elenco degli interventi in ordine di priorità: prima quelli che pesano di più, poi quelli che possono aspettare. Ogni scelta è motivata per iscritto, così sai perché conviene prima di metterci mano.

Se dopo l’audit vuoi andare avanti, il piano editoriale parte da lì: gli argomenti da coprire, le pagine da rifare e quelle da scrivere da zero sono già messi nero su bianco.

In cosa è diverso da un report automatico

Molti audit SEO arrivano come report generati da un software: un punteggio, qualche centinaio di avvisi, colori dal verde al rosso. Servono a un tecnico. Al titolare lasciano la stessa domanda di prima: da dove comincio?

Il mio lo faccio io, leggendo i testi oltre che i numeri. Le decisioni arrivano per singola pagina, con una ragione che si capisce anche senza conoscere la SEO. Il lavoro si concentra sui contenuti, cioè sulla parte del sito su cui puoi intervenire senza chiamare uno sviluppatore; i problemi tecnici che incontro te li segnalo, con l’indicazione di chi deve occuparsene.

Se vuoi sapere come stanno lavorando i contenuti del tuo sito, scrivimi con l’indirizzo e quello che ti aspetti di capire.