Una persona ha una storia da pubblicare e nessuna intenzione di passare 2 anni a scriverla. Un imprenditore ha in testa vent’anni di decisioni e si accorge che metterle in fila è un mestiere diverso dal prenderle. In entrambi i casi la soluzione è la stessa. Qualcuno scrive il libro, e in copertina compare il nome di chi lo ha vissuto.
Questo è il ghostwriting applicato a un libro. In italiano si dice anche scrittore fantasma, con una formula che suggerisce più mistero di quanto ce ne sia, perché il lavoro è documentato, concordato e regolato da un contratto.
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Che cosa cambia quando il lavoro è un libro
Scrivere un articolo per la firma di qualcun altro richiede di tenere una voce per 2.000 parole. Un libro ne chiede 60.000, e a quella distanza i problemi diventano altri 3.
Il primo è la tenuta della tesi. Un libro deve sostenere qualcosa, e quel qualcosa deve reggere dal primo capitolo all’ultimo. Un’idea che funziona in un intervento di 20 minuti può esaurirsi a pagina 40, e il resto diventa riempimento che il lettore riconosce.
Il secondo è la voce. Per 2.000 parole si imita un registro. Per un libro intero serve capire come quella persona costruisce un ragionamento, dove si interrompe, quali parole usa sempre e quali non userebbe mai. È un lavoro di ascolto che precede la scrittura.
Il terzo è il materiale. Gran parte di quello che serve non è scritto da nessuna parte e sta nella testa di chi firmerà, in appunti sparsi, in documenti aziendali, in ricordi che nessuno ha mai messo in ordine. Raccoglierlo è metà del progetto.
Chi commissiona un libro
Nella mia esperienza chi arriva a chiedere un ghostwriter rientra in 3 gruppi, e per ciascuno il lavoro cambia parecchio.
Imprenditori e professionisti. Hanno costruito qualcosa e vogliono fissare una posizione. Il libro serve a dire come la pensano su un problema del loro settore, e a dirlo una volta per tutte in una forma che resta. In questi casi il materiale abbonda e il lavoro consiste nel selezionare che cosa dimostra la tesi e che cosa è aneddoto affezionato che il lettore non seguirà.
Persone con una storia privata. Una vicenda familiare, un mestiere scomparso, un viaggio, una malattia attraversata. Il libro nasce per conservare qualcosa, a volte per poche decine di copie destinate a chi quella storia la conosce già in parte. Il materiale arriva da lettere, fotografie, testimoni ancora vivi.
Figure pubbliche. Autobiografie, discorsi, raccolte di interventi. Il vincolo qui è il tempo di chi firma, che è poco e frammentato, e la necessità di coordinarsi con chi cura la sua immagine.
Di queste tre, la prima è quella su cui lavoro più spesso. Nella pagina sul servizio di ghostwriting per imprenditori e professionisti ho descritto come si articola.
Come si raccoglie il materiale
Si parte da una conversazione lunga, senza scaletta rigida, che serve a capire che cosa il libro sostiene e verso chi si rivolge. Da lì esce l’indice.
Poi si registra. Una serie di interviste in cui chi firmerà racconta, mentre io faccio le domande che farebbe un lettore che non lo conosce. È la parte che sorprende quasi tutti, perché la difficoltà sta esattamente dove nessuno la cerca. Chi conosce bene un argomento lo spiega male. Salta i passaggi che per lui sono ovvi, usa il gergo senza accorgersene, dà per scontato un contesto che il lettore non ha.
Le domande servono a riaprire quei passaggi. Come si fa, concretamente. Chi c’era. Perché quella scelta e non un’altra. Che cosa sarebbe successo facendo il contrario. Le risposte a queste domande sono il libro.
Le registrazioni vengono trascritte e diventano il materiale di lavoro. Da quel momento la stesura procede capitolo per capitolo, con un giro di revisione su ciascuno prima di passare al successivo.
Come si tiene la voce di un altro
Nelle registrazioni ascolto due cose insieme. Il contenuto, ovviamente. E poi il modo, cioè la lunghezza delle frasi, il punto in cui la persona si ferma a pensare, le parole che ripete, gli esempi a cui torna, l’abitudine ad aprire con l’idea oppure ad arrivarci per gradi.
Quelle caratteristiche finiscono nel testo. Un capitolo riuscito è un capitolo che chi firma legge e riconosce come suo, anche nei punti in cui non ricorda di averlo detto.
La verifica è semplice e consiste nel leggere ad alta voce. Se chi firma inciampa su una frase, quella frase non è nella sua lingua, e va rifatta.
Che cosa resta a chi firma
Il libro resta per intero a chi lo firma.
Nel ghostwriting chi scrive cede i diritti e rinuncia alla paternità dell’opera, perché in copertina c’è un nome solo e le parti firmano di norma un accordo di riservatezza che vincola anche a non rivelare la collaborazione. Il mio nome compare soltanto se chi firma decide di citarmi nei ringraziamenti.
Questo va messo per iscritto prima di cominciare, insieme a tempi, numero di revisioni incluse e condizioni in caso di interruzione. Un progetto lungo senza un accordo chiaro diventa un problema a metà strada.
Quando conviene e quando no
Conviene quando esistono 3 condizioni insieme, e cioè una cosa da dire che sta in piedi, materiale sufficiente a sostenerla e disponibilità a dedicare tempo alle interviste e alla lettura delle stesure. Quest’ultima è la condizione su cui i progetti si arenano più spesso. Il ghostwriter toglie la fatica della scrittura e lascia quella del pensiero, che resta intera.
Conviene meno quando il libro serve a riempire una casella, quando chi firma preferisce la propria scrittura anche a costo di metterci 3 anni, e quando il tempo disponibile per le interviste è così poco da ridurle a una raccolta di appunti.
Chi vuole provare da solo trova in gli strumenti per scrivere un libro un confronto fra i programmi che aiutano a tenere insieme un manoscritto lungo.
Domande frequenti
Quanto dura un progetto
Dipende dalla lunghezza e da quanta ricerca serve, e soprattutto dal ritmo con cui riusciamo a fare le interviste. La variabile che decide è quasi sempre la disponibilità di chi firma. Un calendario realistico si costruisce prima di partire, sui suoi impegni veri.
Quante interviste servono
Si procede finché l’indice è coperto. Alcuni capitoli escono da una conversazione, altri ne richiedono 3, perché a ogni giro emergono dettagli che la prima volta erano rimasti fuori.
Il ghostwriter compare da qualche parte
No, a meno che chi firma non lo voglia. La riservatezza è parte dell’accordo.
Che cosa succede se una stesura non mi convince
Si riscrive. Le revisioni incluse si concordano all’inizio, e il lavoro capitolo per capitolo serve proprio a correggere la rotta presto, invece di scoprire a libro finito che il tono era sbagliato.
Come si stabilisce il prezzo
Sulla lunghezza, sulla quantità di ricerca e interviste necessarie, e sul livello di specializzazione della materia. Un memoir costruito su materiale già ordinato e un saggio tecnico con fonti da verificare richiedono lavoro diverso. Il preventivo arriva dopo la prima conversazione, quando si sa che cosa il libro deve diventare.
Se stai valutando un libro
La prima cosa da mettere a fuoco è che cosa il libro deve sostenere, e a chi parla. Da lì si capisce quanto materiale c’è già e quanto va raccolto, e si costruisce un calendario che regga accanto al tuo lavoro.
Se la storia da raccontare è la tua, in scrivere un libro autobiografico ho messo i criteri per scegliere il filo del racconto, raccogliere documenti e testimonianze e decidere che cosa lasciare fuori. Vale anche quando la stesura la affidi a qualcun altro, perché le scelte restano tue.

Sono web content editor, giornalista e blogger. Le parole sono il mio pane quotidiano!