Uso l’intelligenza artificiale ogni giorno e dopo poche righe riconosco molti degli automatismi che tendono a comparire nei testi generati, soprattutto quando il contenuto arriva online con un editing superficiale.
Me ne accorgo quando compare un’opposizione costruita per dare profondità a un concetto semplice, quando una frase molto breve viene inserita dopo un periodo più articolato con una funzione puramente enfatica, quando un concetto astratto comincia a “parlare”, “guidare”, “riscrivere” o “dettare” qualcosa, oppure quando ogni paragrafo segue una simmetria troppo ordinata e termina con una frase che ci si illude possa lasciare il segno.
Ma gli automatismi sono soltanto una parte di una questione ben più ampia e visibile a tutti. L’AI slop riguarda una quantità crescente di contenuti prodotti in serie con strumenti generativi e pubblicati con una revisione ridotta. Merriam-Webster ha scelto “slop” come parola dell’anno e la definisce come contenuto digitale di bassa qualità prodotto solitamente in grandi quantità attraverso l’intelligenza artificiale. La definizione, non c’è che dire, fotografa il fenomeno alla perfezione
La domanda che mi interessa riguarda il lavoro quotidiano di chi scrive, comunica e pubblica contenuti: come possiamo usare l’AI per velocizzare alcune attività conservando voce, giudizio editoriale e responsabilità su ciò che firmiamo? La risposta dipende soprattutto dal modo in cui organizziamo il lavoro intorno allo strumento.
L’AI slop nasce quando la produzione sostituisce l’editing
Con un modello generativo posso ottenere in pochi minuti una bozza di articolo, una serie di caption, una pagina di servizio, un calendario editoriale o decine di descrizioni prodotto. La rapidità cambia il costo materiale della prima stesura e rende possibile produrre più testo con meno tempo. La qualità editoriale dipende però dalle decisioni prese durante la revisione.
Una bozza generata può contenere informazioni utili, una struttura sensata e qualche formulazione efficace. Pubblicarla così com’è significa accettare anche le generalizzazioni, i passaggi ridondanti, le formule standard e gli eventuali errori fattuali che il modello ha inserito. La produzione diventa slop proprio quando il volume prende il posto della selezione e la revisione viene ridotta a una mera e superficiale lettura prima del tasto “pubblica”.
Per chi lavora professionalmente con i contenuti, l’editing acquista quindi più valore. Serve controllare fonti, date, numeri, nomi propri, esempi e attribuzioni, oltre a verificare la qualità linguistica. Serve soprattutto chiedersi se concettualmente il testo è valido o se è solo una accozzaglia, ben gestita, di parole vuote.
Usare l’AI come ambiente di lavoro
Ritengo che l’intelligenza artificiale funziono bene quando le si assegnano compiti circoscritti. Può aiutare a ordinare appunti, sintetizzare un documento, confrontare due strutture, cercare ripetizioni, individuare domande collegate a un certo tema, proporre varianti di un titolo o trasformare una massa di materiale grezzo in una base più leggibile. In queste attività accelera passaggi che richiederebbero tempo, pur lasciando all’autore la scelta editoriale.
Anche la prima stesura può rientrare nel processo, purché venga trattata come materiale da lavorare. Una frase può restare, un’altra può essere eliminata, un intero paragrafo può servire soltanto a capire quale direzione evitare. Il vantaggio sta nella possibilità di provare rapidamente diverse soluzioni e vedere quale contiene davvero qualcosa di utile.
Considerare l’AI un ambiente di lavoro cambia anche il rapporto con il risultato. Il testo generato perde l’aura del prodotto finito e diventa una superficie su cui intervenire. La responsabilità resta di chi firma, perché una macchina può produrre una risposta plausibile mentre la scelta di pubblicarla appartiene sempre a una persona o a un’organizzazione.
Cosa può fare davvero un prompt
I prompt dettagliati aiutano a ridurre molti automatismi perché danno al modello un contesto preciso in cui lavorare. Possiamo spiegare come vogliamo che suoni il testo, indicare le parole che preferiamo evitare e fornire esempi capaci di mostrare concretamente la direzione da seguire. Quando queste istruzioni vengono affinate nel tempo, diventano particolarmente utili all’interno di un progetto editoriale stabile e riducono buona parte del lavoro di correzione.
Una voce personale, però, porta con sé una storia che il prompt può conoscere attraverso ciò che gli raccontiamo. Dentro ci finiscono le letture che ci hanno formato, certe parole che continuiamo a scegliere, quelle che ci irritano inspiegabilmente e il modo molto personale con cui decidiamo che un dettaglio merita spazio mentre un altro può tranquillamente sparire. Possiamo trasferire all’AI una parte sempre più precisa di questa conoscenza e insegnarle parecchio sul nostro modo di scrivere; l’ultima scelta resta nelle mani di chi quella voce la usa da anni.
Per questo considero le istruzioni un sistema di controllo e l’editing il momento in cui il testo acquista forma. Se una frase rispetta tutte le regole e continua a sembrare generica, la elimino. Se una formulazione leggermente irregolare suona più mia e resta chiara, spesso preferisco quella.
La perfezione formale ha poco valore quando cancella la persona che dovrebbe parlare.
L’editing linguistico contro le formule prefabbricate
L’editing linguistico richiede attenzione soprattutto quando il testo appare troppo ordinato. I modelli generativi costruiscono con facilità periodi corretti e paragrafi ben calibrati, e proprio questa regolarità può rendere la scrittura riconoscibile. Durante la revisione mi interessa capire se il discorso procede con naturalezza oppure se ripete sempre gli stessi meccanismi, per esempio una contrapposizione costruita, una metafora prevedibile o una chiusa che cerca inutilmente di diventare memorabile.
La stessa uniformità si nota nella struttura complessiva. Quando i paragrafi hanno quasi tutti la stessa misura, i titoli seguono uno schema ricorrente e ogni passaggio arriva nel punto esatto in cui ce lo aspettiamo, il testo perde personalità. Una scrittura professionale può essere molto ordinata e mantenere comunque qualche deviazione, un dettaglio imprevisto, una digressione utile o una scelta lessicale che nasce davvero dal contesto.
Per questo la revisione anti-slop riguarda il contenuto quanto la forma. Le frasi generiche hanno bisogno di essere sostituite con informazioni più concrete, mentre i passaggi enfatici vanno riportati a una funzione precisa. Se una metafora aggiunge poco, può sparire senza rimpianti. Alla fine resta ciò che serve davvero al testo, con meno riempitivi e più voce.
Le fonti restano un lavoro umano
Quando uso l’AI per cercare informazioni, parto sempre da un presupposto abbastanza semplice: se mi dà un dato, io lo controllo. La sicurezza con cui scrive può essere molto convincente anche quando una fonte è sbagliata, una citazione è attribuita male o un numero è vecchio. Per questo la ricerca con l’AI mi fa risparmiare tempo soprattutto all’inizio, quando devo capire dove guardare e quali piste approfondire. Il lavoro serio comincia quando apro le fonti e verifico che quello che sto per firmare sia attendibile.
Un metodo pratico per usare l’AI senza produrre slop
L’AI mi torna utile quando ho molto materiale da riordinare, devo confrontare versioni o cercare informazioni in fretta. Mi risparmia parecchio lavoro meccanico. Sul testo intervengo continuamente, spesso cancellando più di quanto aggiungo, verificando una fonte o riscrivendo una frase che sulla carta sembrava perfetta e a me faceva venire l’orticaria.
La voce personale acquista valore proprio nell’era dell’AI
Continuo a usare l’AI perché mi fa risparmiare tempo, e su questo ho poche crisi morali. La crisi arriva quando leggo certi testi pubblicati così come sono usciti dal prompt: corretti, ordinati, educatissimi e completamente senz’anima, come quelle case campione dove sul tavolo c’è sempre una ciotola di limoni che nessuno mangerà mai. Io preferisco prendere quello che mi serve e rimettere mano al resto. Il lavoro inizia proprio quando si smette di fidarsi della prima versione.

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