Table of Contents
Cosa fa un B2B content writer e cosa cambia rispetto ai contenuti B2C
Un B2B content writer scrive per aziende che vendono ad altre aziende, e i suoi testi vengono letti da persone che stanno lavorando. Il lettore tipo è il responsabile acquisti che cerca un fornitore di guarnizioni, oppure il progettista che deve scegliere tra due materiali, e legge durante l’orario d’ufficio, spesso con il capitolato aperto in un’altra finestra, per ricavarne informazioni da girare ai colleghi. Da questa situazione discendono quasi tutte le differenze con i contenuti B2C, che riguardano il lessico, i tempi e perfino il modo in cui si valuta il risultato di un articolo.
Chi legge un contenuto B2B
Nel B2C la persona che legge una scheda prodotto è quasi sempre la stessa che poi compra. In un’azienda cliente la decisione passa da più mani, e ciascuna cerca nel testo un’informazione diversa. Il tecnico controlla tolleranze, materiali e compatibilità con l’impianto esistente, l’ufficio acquisti guarda tempi di consegna, lotti minimi e condizioni di pagamento, mentre la direzione vuole sapere quanto costa fermare una linea per l’installazione. Un contenuto B2B ben costruito dà a ciascuno la sua parte senza costringerlo a leggere quella degli altri, con titoli di paragrafo che dicono cosa contengono e tabelle per i dati che il tecnico vorrà copiare nel suo foglio di calcolo.
Molti di questi testi, poi, arrivano al lettore senza passare da Google. Li inoltra il commerciale dopo una telefonata, come risposta a una domanda del cliente, e per questo un articolo B2B deve reggere anche letto da solo, dentro un’email, senza il resto del sito intorno.
Il lessico tecnico e il copywriting industriale
Nel copywriting industriale un errore tecnico si nota subito, perché il lettore conosce la materia almeno quanto chi scrive, e spesso di più. Scrivere “acciaio inox” dove il cliente si aspetta AISI 316L, o confondere una norma di prodotto con una certificazione del sistema qualità come la ISO 9001, basta a far chiudere la pagina a un progettista, che da quel momento considera poco affidabile anche il resto del sito.
Il lavoro comincia quindi quasi sempre con un’intervista al tecnico dell’azienda, di 30 o 45 minuti, registrata e trascritta, e il testo torna a lui per una verifica prima della pubblicazione. Al B2B content writer si chiede di fare le domande giuste e di riportare le risposte con la loro precisione, anche quando una versione semplificata suonerebbe meglio. Sono le abitudini del giornalismo di settore, dove chi scrive di un motore o di un macchinario risponde dei numeri che pubblica.
Keyword con pochi volumi e ricerche molto precise
Nel B2B le keyword hanno volumi bassi, spesso poche decine di ricerche al mese, e chi è abituato ai numeri del B2C tende a scartarle. Una ricerca come “valvola a sfera flangiata DN 50” la fa quasi soltanto chi deve comprarne una, e un articolo che si posiziona su poche ricerche così precise può portare più richieste di preventivo di uno che raccoglie migliaia di visite generiche. Le regole del SEO copywriting restano le stesse, con titoli che rispondono alla ricerca e testi che la soddisfano fino in fondo, e cambia la scala del lavoro. Il rapporto tra articoli e posizionamento descritto nell’approfondimento su blog e SEO nel B2B riguarda un numero ridotto di pagine, ciascuna curata a lungo e aggiornata quando cambiano norme o prodotti.
Cosa dicono i dati sul commercio digitale tra imprese
Secondo la ricerca dell’Osservatorio B2b Digital Commerce & Experience del Politecnico di Milano, presentata a ottobre 2025, nel 2024 gli ordini di prodotto gestiti in formato digitale tra imprese italiane hanno raggiunto 278 miliardi di euro, il 5% in più dell’anno precedente, pari però al 22% delle transazioni totali. La stessa ricerca rileva che l’86% dei buyer usa volentieri le piattaforme digitali nella vita privata, e che la quota scende al 60% quando si tratta di acquisti aziendali. Una lettura possibile, per chi scrive, è che il buyer conosca già gli strumenti e trovi online poche informazioni di cui fidarsi per decidere senza telefonare al fornitore.
Tra le grandi imprese che usano l’intelligenza artificiale in questo ambito, la ricerca indica che il 27% la impiega per generare in automatico le descrizioni di prodotto. Quando dieci fornitori descrivono lo stesso componente con lo stesso strumento, le schede tendono a somigliarsi, e il cliente finisce per confrontare soltanto il prezzo.
Il prezzo nei contenuti B2B
Molte aziende B2B tengono i prezzi fuori dal sito, perché ogni offerta dipende da quantità, personalizzazioni e condizioni di pagamento. Su questo la penso diversamente da parecchi direttori commerciali, che considerano la mia posizione un regalo ai concorrenti. Almeno una fascia di prezzo andrebbe pubblicata, insieme alle variabili che la spostano, perché il buyer che trova sul sito un ordine di grandezza, del tipo “tra 2.000 e 3.500 euro per impianti fino a 10 postazioni”, arriva alla richiesta di preventivo già selezionato, e il commerciale evita la telefonata con chi aveva un budget di 500 euro.
Lo stesso criterio vale per chi scrive. Un articolo tecnico B2B richiede in genere un’ora in più di un articolo divulgativo, tra intervista e verifica con il tecnico, e alla tariffa di Bru Writer di 30 euro l’ora un testo da 1.200 parole costa tra 120 e 150 euro, contro i 90-120 di un articolo senza intervista.
La scrittura B2B vista da una giornalista
Chi ha lavorato con la stampa di settore ritrova nel B2B le regole delle riviste tecniche, dove il lettore è competente, ha poco tempo e scrive in redazione appena trova un dato sbagliato. Quelle riviste pubblicavano senza timore 3 pagine sulle tolleranze di una guarnizione, perché sapevano che chi le leggeva le aveva cercate. Molti siti aziendali hanno perso questa fiducia nel lettore e riempiono il blog di articoli brevi e generici, scritti per un lettore medio che nelle aziende clienti non esiste, mentre il tecnico che deve firmare l’ordine continua a telefonare per chiedere lo spessore di una flangia. Per impostare i contenuti di un sito B2B si può scrivere dalla pagina contatti, indicando il settore e il tipo di cliente a cui l’azienda vende.
Domande frequenti
Cosa fa un B2B content writer?
Un B2B content writer scrive articoli, schede prodotto, pagine di servizio e casi studio per aziende che vendono ad altre aziende, raccoglie le informazioni tecniche dai reparti interni e le fa verificare prima della pubblicazione.
Qual è la differenza tra copywriting B2B e B2C?
La differenza tra copywriting B2B e B2C riguarda soprattutto il lettore, perché nel B2B la decisione d’acquisto passa da più persone con competenze tecniche, i tempi sono più lunghi e i testi devono riportare dati verificabili come materiali, norme e tempi di consegna.
Cos’è il copywriting industriale?
Il copywriting industriale è la scrittura di contenuti per aziende manifatturiere e fornitori di componenti, macchinari e servizi tecnici, con il lessico preciso che il lettore professionista usa ogni giorno nel suo lavoro.
Quanto costa un articolo B2B scritto da un content writer?
Un articolo B2B scritto da un content writer costa, alla tariffa di 30 euro l’ora, tra 120 e 150 euro per un testo da 1.200 parole, perché l’intervista con il tecnico e la verifica finale richiedono circa un’ora in più rispetto a un articolo divulgativo.
I contenuti B2B devono indicare i prezzi?
Indicare i prezzi nei contenuti B2B è una scelta dell’azienda, e pubblicare almeno una fascia orientativa con le variabili che la modificano aiuta a ricevere richieste di preventivo da clienti con un budget compatibile.

Sono web content editor, giornalista e blogger. Le parole sono il mio pane quotidiano!