Ovvero: quando il motore di ricerca più grande del mondo si accorge che sta affamando chi lo nutre
C’era una volta un patto, tu scrivevi contenuti e Google li indicizzava, poi le persone li trovavano e cliccavano sul tuo sito.
Tutti felici e contenti, insomma: traffico per te, utenti soddisfatti per Google, e il web girava come un ecosistema in equilibrio.
Poi sono arrivate le AI Overviews, ovvero quei riassunti generati dall’intelligenza artificiale che compaiono in cima ai risultati di ricerca, e il patto si è rotto.
Cosa è successo il 17 febbraio
Robby Stein, Vice President di Google Search, ha annunciato su X un aggiornamento all’interfaccia delle AI Overviews. Da desktop, passando il mouse sopra i link nelle risposte generate dall’IA, si apre una finestra pop-up con descrizioni, immagini e anteprime del sito di destinazione. Su mobile, le icone dei link sono state ridisegnate per essere più evidenti e descrittive.
In sostanza Google sta dicendo agli editori: state calmi, i link ai vostri siti ci sono ancora, e adesso si vedono meglio.
Il che suona un po’ come quando qualcuno ti invita a cena, mangia quasi tutto e poi ti indica le briciole dicendo “serviti pure” (sic!).
I numeri che spiegano tutto
Le AI Overviews oggi compaiono in oltre il 60% delle ricerche, più del doppio rispetto a metà 2024. E nelle ricerche dove compare un riassunto generato dall’IA, il tasso di click verso i siti web è crollato del 61%.
Esatto, è proprio questa la percentuale: sessantuno percento. Significa che più della metà dei click che prima arrivavano ai siti adesso restano dentro Google, perché l’utente trova la risposta già pronta nel box dell’IA e non ha più motivo di andare oltre.
Per chi vive di traffico organico, blogger, editori, freelance, chiunque abbia costruito un lavoro sulla visibilità in Google, è un vero e proprio un terremoto.
Il paradosso di chi è dentro e chi è fuori
Ed ecco dove la storia diventa davvero interessante: mentre il traffico complessivo scende per tutti, i siti che vengono citati come fonte dentro una AI Overview vedono i propri click aumentare del 35% rispetto ai competitor assenti. Per i click a pagamento si arriva addirittura al 91% in più.
In pratica si sta creando un sistema a due velocità: chi è dentro il box dell’IA esiste e prospera, chi è fuori scompare.
La prima pagina di Google, quella per cui abbiamo tutti sudato, sta diventando meno rilevante del fatto di essere la fonte che l’intelligenza artificiale sceglie di citare.
Cosa significa per chi scrive contenuti
Significa che le regole stanno cambiando in corsa e che adattarsi è l’unica opzione.
L’autorevolezza, dunque, conta più del volume.
Google sta premiando sempre di più i contenuti scritti da persone reali con competenze verificabili. Il core update di febbraio 2026 va esattamente in questa direzione: chi scrive, perché è qualificato per farlo, dove lo pubblica. L’autore ha un peso crescente, e chi ha sempre messo la faccia e il nome dietro i propri testi parte avvantaggiato.
Essere citabili diventa una strategia. I contenuti che finiscono dentro una AI Overview sono quelli con risposte chiare, dati originali, struttura leggibile, fonti verificabili.
L’obiettivo si sta spostando: non basta più posizionarsi, bisogna diventare la fonte che l’IA sceglie.
La voce fa la differenza anche qui: un contenuto scritto con un punto di vista riconoscibile, con un’esperienza reale dietro, con qualcosa che una macchina non può replicare da sola, ha più probabilità di essere considerato autorevole.
L’ironia è che nell’era dell’intelligenza artificiale, l’umanità del testo diventa un vantaggio competitivo.
E quindi?
E quindi Google ha messo i link più in evidenza, il che è un segnale. Sa che il problema esiste. Sa che se i siti smettono di produrre contenuti di qualità perché non hanno più traffico, l’IA non avrà più niente da riassumere, e il cerchio si chiude nel modo peggiore per tutti.
La domanda è se un pop-up con un’anteprima basti a riequilibrare un sistema che si è sbilanciato così tanto. La risposta, almeno per ora, è probabilmente no.
Ma intanto chi scrive per il web ha un lavoro da fare: scrivere cose che valga la pena citare.
Il che, a pensarci bene, è quello che qualsiasi copywriter sa dalla prima riga del primo brief: se non hai niente da dire che valga il tempo di chi legge, nessun trucco tecnico ti salverà. Google lo sta scoprendo adesso. Noi lo sapevamo già…

Sono web content editor, giornalista e blogger. Le parole sono il mio pane quotidiano!

