L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni.
Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle.
Steve Jobs

Mi chiamo Brunella Farina e scrivo per vivere. A volte anche per non impazzire, ma questa è un’altra storia.
Faccio la web writer, che detta così sembra una di quelle professioni che tua zia non capisce e tuo padre pensa sia un hobby con il Wi-Fi. In realtà è il mestiere di chi prende quello che il tuo brand vuole dire e lo trasforma in qualcosa che le persone vogliano davvero leggere e che Google voglia davvero mostrare. Due pubblici diversi, due esigenze diverse, un unico testo che deve accontentare entrambi senza sembrare scritto né da un robot né da un manuale di istruzioni.
Prima di approdare al web ho fatto la gavetta sulla carta stampata, quella vera, quella che ti insegna che ogni parola ha un suo perché e che lo spazio non è infinito . Sono giornalista pubblicista dal 2009, il che significa che so cosa vuol dire verificare una fonte, costruire un pezzo e rispettare una deadline anche quando la deadline non rispetta te.
La mia formazione è umanistica fino al midollo: laurea quinquennale in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma, un percorso in Filosofia alla Sapienza che mi ha insegnato a pensare prima di scrivere (concetto rivoluzionario, a quanto pare!) e una certificazione Ditals per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, che fondamentalmente mi ha confermato quello che sospettavo già: la lingua italiana è bellissima, complicatissima, e la maggior parte dei siti web la maltratta in modi che dovrebbero essere considerati illegali.
Cercando la parola si trovano i pensieri
– Joseph Joubert –
Oggi faccio quello che so fare meglio: scrivere testi per il web che funzionano. Pagine, articoli, blog aziendali, contenuti SEO, tutto quello che sta su un sito e che dovrebbe convincere qualcuno a restare invece di scappare dopo tre secondi. Gestisco anche MammaWriter, il mio blog personale dove racconto l’altra metà della vita con molta meno strategia e molta più ironia, e due portali dedicati alle Isole Eolie, perché evidentemente una vita sola non mi bastava.
Negli anni ho scritto di tutto: cronaca, benessere, tecnologia, fai da te, recensioni, guide, landing page, newsletter. Ho scritto testi che hanno venduto prodotti, testi che hanno spiegato servizi, testi che hanno fatto cambiare idea a qualcuno e testi che probabilmente non ha letto nessuno, perché fa parte del mestiere anche quello, e chi dice il contrario mente o non scrive abbastanza.
Quello che ho capito in tutti questi anni è una cosa semplice: scrivere bene è il minimo sindacale. Il minimo per sedersi al tavolo, il minimo per essere presi sul serio, il minimo per non far scappare il lettore alla seconda riga. La differenza vera la fa scrivere con una voce, con un tono riconoscibile, con quella cosa che ti fa leggere un testo e pensare “questa sa di cosa parla e sta parlando proprio a me”.
Quella cosa lì è il mio mestiere. E dopo vent’anni, continuo a pensare che sia il mestiere più bello del mondo.
Anche quando il brief è incomprensibile, il cliente vuole tutto per ieri e il caffè si è raffreddato sulla scrivania per la terza volta di fila.

