Ricevo testi da rivedere quasi ogni settimana. Quelli generati li riconosco prima della fine del primo paragrafo, e quasi sempre chi me li manda non sa dirmi perché non gli piacciono. Sa solo che c’è qualcosa che non va.
I segnali sono pochi e tornano sempre gli stessi. Questi.
L’incipit che starebbe bene ovunque
Prendi la prima frase e prova a immaginarla sopra un articolo su un altro argomento. Se regge, l’ha scritta una macchina.
L’apertura generata è quasi sempre una dichiarazione generale sull’importanza del tema: il tema conta, il mondo cambia in fretta, le aziende devono adeguarsi. Chi conosce l’argomento parte da un punto preciso, perché ha già qualcosa da dire prima ancora di doverlo introdurre.
Le oppositive a raffica
«Non è X, è Y». La costruzione serve a correggere un’aspettativa del lettore, e al momento giusto è una delle più efficaci che abbiamo.
Il generatore la usa come riempitivo strutturale: ogni due o tre paragrafi ne trovi una, e spesso la prima metà non corrisponde a niente che qualcuno pensasse davvero. «Non si tratta soltanto di scrivere bene, si tratta di comunicare.» Chi lo pensava, che si trattasse soltanto di scrivere bene?
Le parole che tornano troppo presto
Un termine ricompare tre righe dopo, poi cinque righe dopo, poi ancora. Nessuno lo ha deciso: è l’effetto di un testo prodotto una frase alla volta, che pesca dal vocabolario appena attivato e non torna indietro a guardare l’insieme.
Chi rilegge quelle ripetizioni le sente e le cambia. Il generatore non rilegge.
Il lessico di riserva
Ci sono parole che compaiono su qualunque argomento: fondamentale, cruciale, chiave, strategico, efficace, ottimizzare, valorizzare, approccio, panorama, realtà, esigenze, sfida. Una per una sono parole normali. Tutte insieme in duemila battute diventano una firma.
Il ritmo che non cambia mai
Conta le parole delle frasi di un testo generato: stanno quasi tutte fra le quindici e le venticinque. Non troverai una frase di tre parole. Non troverai un periodo che corre per sei righe e poi si ferma di colpo.
Chi scrive accelera dove sa di cosa parla, rallenta dove deve spiegare, e ogni tanto si interrompe. Il testo generato procede a velocità costante dalla prima riga all’ultima, come un tapis roulant.
I topoi, cioè le mosse che si ripetono
- L’apertura che annuncia quello che il testo dirà.
- La chiusura che riassume quello che il testo ha detto.
- Il paragrafo che dopo ogni affermazione ne aggiunge una di segno opposto, per non esporsi.
- La domanda retorica al lettore, di solito all’inizio di una sezione.
- L’elenco di tre. Sempre di tre.
Quello che non c’è
Questo è il segnale più affidabile e il più difficile da vedere, perché è un’assenza.
Un testo generato contiene raramente un nome proprio verificabile, una data, una cifra, un episodio successo a qualcuno. Resta sempre un passo sopra il livello in cui le cose si possono controllare. E non scrive mai «non lo so», né prende una posizione che qualcuno potrebbe dimostrare sbagliata.
Un testo scritto da chi conosce l’argomento contiene almeno una cosa che si può contestare.
Come si verifica il sospetto
I rilevatori automatici sbagliano in entrambe le direzioni: assolvono testi generati e accusano testi scritti a mano, soprattutto quando l’autore ha una prosa ordinata. Su un testo che devi accettare o rifiutare non userei il loro verdetto.
Tre prove più solide:
- Togli il primo e l’ultimo paragrafo. Se il testo non perde niente, erano decorazione.
- Cerca un dato verificabile e verificalo. Se non ne trovi nemmeno uno, il problema è già emerso.
- Leggilo ad alta voce. Il ritmo costante si sente con l’orecchio molto prima che con l’occhio.
Perché conta
La ragione è pratica. Un testo che porta tutti questi segnali comunica al lettore che nessuno ci ha messo tempo, e il lettore lo traduce così: non era importante. Se quel testo sta sul tuo sito, la frase riguarda la tua azienda.
Su come uso l’intelligenza artificiale nel mio lavoro, e su cosa non le lascio fare, ho scritto una pagina dedicata.

Sono web content editor, giornalista e blogger. Le parole sono il mio pane quotidiano!